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Prof.ssa Luisa Perinu - Catalogo "Mater"

Mito, archetipo, Grande Madre: figure del silenzio, corpose, in principio inserite in una nicchia, protette dal vuoto cosmico.

Immagini sospese in un’atmosfera di sogno, esatta dimensione della visione. L’artista cerca il rapporto diretto sensuale-sensoriale con l’opera dove soggettivo, visionario, mito, sofferenza e leggiadria vengono riscattate dall’esilio in cui erano confinate.

Emerge l’urgenza di una soggettività creatrice, si sviluppano nuove immaginazioni pittoriche riempite da sensualità fisica.

Il contenuto deriva da un personalissimo contatto con il mondo, in libertà si espande in composizioni formali dense e sicure. Percezioni delineate con una capacità di durata oltre l’impulso e l’immediatezza dell’intuizione originaria. Il recupero del genius loci mediterraneo si esalta in un circolarismo dolce e aggraziato: al di fuori della comprensione convenzionale esiste un altro mondo, in cui l’opera ha una sua vita e una sua crescita indipendenti e rivela l’elemento immerso in profondità.

Si esplicita la relazione tra l’io, ciò che è più personale e l’archetipico, l’esperienza primitiva riconoscibile da ciascuno.

Intensità di sperimentazione estatica e vulnerabile, mutazioni dialettiche nello sviluppo dell’opera, esplosioni, sogni, utopie, idioma interessante misto di fantastico, surreale, metafisico per un concetto di realtà solare mediterranea.

Serenità essenziale, senso del colore, sicurezza del segno per immagini sospese in una dimensione della visione espressa nelle linee morbide di colori lilla, rosa, violetto, indaco, arancio, grigio perla, fumo, nebbia, mare bianco-verde, rosa-luce.

Valori cromatici forti e piatti alternati a toni teneri, quasi evanescenti.

Sinfonia nella visione del racconto, forme evocate di pura liricità.

Luisa Perinu


Notizia inserita il 22.10.07

Mauro Manunza - giornalista - Unione Sarda del 26/10/2005

Articolo integrale  comparso ridotto  su L'UNIONE SARDA del mercoledi 26 ott. 2005

Iside, Ishtar, Astarte, Gaia, Rhea, Era, Demetra, Kalì... Dalla notte dei tempi, non c’è archetipo che anticipi né superi i contenuti universali del modello di Madre: sinonimo di fecondità, origine di vita, sublimazione dell’istinto, armonia dell’amore, simbolo di sicurezza, protezione, calore, tenerezza, nutrimento. Nella storia del mondo, il principio spirituale ha forma femminile ed è in questa visione cosmocentrica che Serena Fazio ha intinto il pensiero e i pennelli d’artista, lasciando gli evanescenti cieli – che a lungo hanno accompagnato il suo percorso pittorico – per rappresentare l’eterno sentimento correlato con la Dea Madre.

Non poteva perciò che intitolarsi Mater la mostra allestita dalla pittrice sardo-veneta all’Exmà (sala ex biblioteca, fino al 30 ottobre) con la consulenza di Grazia Villani, la presentazione di Luisa Perinu e il non casuale accostamento di alcune poesie di Maria Luisa Businco. Negli ultimi anni Serena Fazio ha proposto l’animo femminile con immagini delicate, cromaticamente e lessicamente adeguate al proprio carattere timido e schivo: espressioni di donne tra l’essere e l’apparire, secondo uno spirito d’estrazione romantica illustrato con linguaggio moderno. Ma la ricerca è approdata a considerazioni meno cariche di sentimentalismo e culturalmente più esigibili: attraverso la storia degli uomini (intesi come genere maschile) quel valore originario di forza vitale femminile è rimasto soltanto nell’inconscio collettivo. In realtà, la donna è spiritualmente sola con se stessa, imbrogliata, umiliata, maltrattata, violentata nel corpo e nell’anima, schiavizzata.

Senza mai perdere il rispettoso e formale riconoscimento di Mater, la donna continua perennemente a subire la preponderanza di chi possiede la forza fisica e la fa valere: in questa presa d’atto, Serena Fazio trasforma gli aspetti interiori ed esteriori del suo estro artistico imprimendo maggior forza al segno emblematico. Non casualmente il titolo della mostra ha per sottotitolo “Frammenti di storia al femminile”. Il percorso dell’osservatore si sviluppa dalla prenuragica Dea Madre fino alla moderna donna-oggetto, passando per tutte le stazioni di una millenaria sofferenza che i tempi e i luoghi si sono via via curati di mimetizzare. Convertita al simbolismo, l’artista distribuisce indicazioni semplici e sintetizzanti per raccontare la donna in una serie di icone: come la maternità e la seduzione, i costumi e l’incomunicabilità, la sposa-robot e la costrizione, il burqa e la chirurgia estetica...

A un contenuto così ruvido corrisponde un uso degli acrilici assai diverso rispetto alle precedenti esperienze. Serena Fazio dimentica le leggere tonalità su tela per tuffarsi in una girandola di colori vividi che stende sulla superficie rugosa del conglomerato di legno, aggiungendovi talvolta elementi materici – veline, stoffe damascate, sughero, pizzi, cartoncino scanalato – che imprimono all’astrattezza del tema un approccio di densità fisica utile all’artista così come allo spettatore. La semplicità delle linee, la rotondità delle forme, i piani morbidi, l’essenzialità dei segnali richiamano un primitivismo alla cui suggestione contribuisce la distribuzione dei colori, luminosi e violenti. Sulla stessa linea sono le poche, deliziose sculture (argilla “cotta” solo dal sole e verniciata come bronzo) che complementano il tema dei quadri  e cui si accostano due manichini, uno bianco e uno nero, a compendio di un discorso in egual misura artistico e politico. Discorso sviluppato con limpida serenità d’animo e anche addolcito dal sottofondo di un omaggio musicale composto e rappresentato dal violoncellista Marco Ravasio, marito della pittrice. Prossimo appuntamento in marzo, con il pubblico di Bruxelles.

Mauro Manunza


Notizia inserita il 22.10.07

Serena a 24 anni: Incontri d'arte di Dino Villani

Articolo pubblicato sul volume: INCONTRI D’ARTE DI DINO VILLANI Ed.Lombardia Notte- Milano 1978 (Serena Fazio ha 24 anni)   “La pittura di Serena Fazio –Autobiografia di stati d’animo” Gli stati d’animo,siano essi costanti od occasionali,traspaiono molto spesso nell’opera d’arte e riescono quasi sempre a determinare la scelta dei temi, ad imprimere un carattere alle immagini e perfino ad influenzare il modo di utilizzare anche col gesto la materia per realizzarle. Crediamo che uno degli esempi più convincenti ce lo offra la pittrice Serena Fazio.Rimasta chiusa in se stessa, avvolta da una crosta di timidezza per molti anni,da quando ha lasciato gli esercizi scolastici per dipingere secondo il proprio libero sentire e le proprie aspirazioni, rivela nelle opere la insistente condizione di partenza, mostrando tuttavia qualche accenno di apertura. Le sue composizioni rappresentano molto spesso dei nuclei, degli ovuli, dove le immagini femminili nelle quali la pittrice si riconosce sembra tendano ad accartocciarsi, si curvino come per tornare nel grembo materno.C’è in lei una crisalide che cerca a volte di rompere il guscio per divenire farfalla,ma si ritrae quasi subito impaurita dai pericoli che l’evasione può riserbarle. Pittura simbolica, la sua, con spunti marcatamente autobiografici che si accentuano anche con l’uso del colore espresso da valori cromatici forti e piatti che si alternano a certi toni teneri che si sciolgono, a volte, quasi sfilacciandosi nell’atmosfera.
Ogni dipinto è il test di un momento realmente vissuto ed evidentemente sofferto dall’artista, qualche volta, forse, fino al limite, anche se il suo nome : Serena ed il suo aspetto perfettamente in aderenza, non lo lascino assolutamente supporre.
Ogni dipinto è la radiografia di uno stato d’animo che è stato, è passato in parte ed è tornato acuito, con una corona di timori che, in un certo senso, simboleggiano e riassumono, condensati da un’artista dall’animo estremamente sensibile , quelli di tutti noi, di fronte all’incertezza di vivere di ogni giorno. Vorremmo tutti saperci chiudere, isolarci per allontanare il pericolo dei danni che ci minacciano: Dobbiamo tuttavia riuscir a trovare il coraggio di proseguire, di andare tenacemente avanti, come farà di certo Serena Fazio. Infatti ce lo lascia pensare un suo recente dipinto nel quale l’immagine femminile è resa in una cullante distensione. A creare un certo sapore ancora aspro interviene la superficie sabbiata,ruvida del supporto, ma le asperità raccolgono e riflettono una luce che può essere di speranza.                                                                                                       DINO VILLANI
Notizia inserita il 20.10.07

STORIA DELLA PITTURA ITALIANA -presenze contemporanee 1981

Il Critico d'Arte MARIO MONTEVERDI  nel 1981 pubblica due Volumi:

DONNE DI QUADRI - Storia della Pittura Italiana vista attraverso l'opera delle pittrici (vol.1 Artiste del passato) - (vol.2 Presenze Contemporanee)

SERENA FAZIO  (inserita nel 2° vol.) pag . 50

Serena Fazio ha compiuto la propria formazione artistica prima a Verona e successivamente a Milano dove ha frequentato l'Accademia di Brera.Attualmente vive e opera in Sardegna.Le sue opere sono un esame della sua condizione individuo-donna nella società in cui vive.Cura il segno che deve essere dolce e armonioso e lo riduce ai soli contorni dell'immagine figurata. Le sue composizioni rappresentano spesso dei nuclei - afferma Dino Villani- degli ovuli, dove le immagini femminili nelle quali la pittrice si riconosce....Spesso però troviamo un doppio embrione: simbolo della coppia,unione di due entità.

La pittura di Serena Fazio è, dunque,una pittura simbolica con  spunti marcatamente autobiografici che si accentuano con l'uso del colore espresso da valori cromatici forti e piatti che si alternano ad altri teneri e dolci. 


Notizia inserita il 20.10.07

VITTORIA PALAZZO - 1981 (testo non pubblicato)

E' difficile trovare le parole giuste per descrivere la magia dei quadri di Serena Fazio.Bisogna guardarli, a lungo,spogliandosi di ogni abusato "linguaggio critico".Ecco le tele dipinte, una di fianco all'altra.Provo a raccontarle...

L'uovo e il cerchio pieno e la forma femminile: volumi perennemente presenti.Il corpo e lo strumento: arpa, violino,violoncello.Ancora curve.Il corpo e il suono.Il suono del corpo.Corpo-musica: la donna. Non "strumento" modulato, bensì "melodia" da sè e di sè suonante, per dono lucido, cosciente ,connaturato e quindi imprescindibile. Non dipendente ma conseguente: un preciso ESISTERE.

Dalla musica agli astri.Corpo femminile flesso in contemplazione  avanti a se stesso. Sinuosità di orizzonti alle spalle e in primo piano: Cieli? mare? Un sole, un astro-sole fluttua sul punto di rapprendersi o svanire (o esplodere?..) e lo stacco della testa in bande bianche ovoidali è taglio lunare. Il volto-uovo senza lineamenti cela nel suo liscio puro rosato un mistero di silenzio perenne.

Questo "non dire", questo "non identificarsi".Nè occhi,nè bocca."Lei" non ha bisogno di farsi sapere."Lei" - in sè - SA. Chi vuole avvicinarsi è libero di farlo.Pur che non aggredisca: troverebbe pietra.Pur che non supplichi: troverebbe indifferenza. Può sederle a fianco,senza interrompere l'ondulata armonia dei sovrapposti colori d'orizzonte: viola,verde,grigio piombo,grigio perla,grigio fumo,grigio nebbia.

Può provare a inserirsi  fra le calme linee e farsi  musica nel silenzio e non temere la grande nevosa ricolma luna.Che poi non è luna, ma pianeta: il pianeta terra.Una terra-palla rotolante a colmare lo spazio. "Lei" è al di là della terra, salva dalla minaccia dei vuoti, dalla consuetudine dei paesaggi. In una totale pienezza fine a se stessa e di se stessa colma,capace di autoriprodursi, maternità di partenogenesi, l'uovo nato dall'uovo nell'ovale abbraccio del busto attorno ad esso raccolto.

Una statua tranquilla: scultura di venato marmo bianco-lilla-rosa-violetto. Poi il colloquio: due (o una sola sdoppiata?) figure a confronto.E lo strumento si apre, la cassa del violoncello si spacca come frutto maturo, l'arco delle corde si scinde, la musica - tagliata a metà - si appende alle rigide geometrie nette di colori alterni. Una pausa, una sfida? Serena non suggerisce risposte. Come Mary Poppins (e chi  sa non lo sia davvero, lei giovane calma serena, lei dalle magiche mani, lei dalla voce tranquilla e decisa...) lei: Mary Poppins, potrebbe affermare: "e - soprattutto- io non dò mai spiegazioni". Perchè spegare? E: cosa? E : a chi?

"Lei" entra esce con flessuose ellittiche gambe nel mare biancoverde rosaluce, e il corpo bruno sfida le correnti viola,nere,azzurre di improbabili cieli mentre si fissa alle sue spalle l'esplosione di un fiore-astro giallorosarancio. "Lei" si dipinge di di riflessi maculati esponendosi quale cristallina sfinge in una atmosfera di chiarite lontananze. "lei" siede sullo sperone di  verde smaraldo a contemplare orizzonti di fasce semoventi- vibrzioni-onde sonore pulsanti nel trsparente cerchio di luce.

Oppure entra lei stessa nell'occhio del cerchio, iride d'ombra concreta attorno la pupilla/violoncello. Questo può darci la chiave di un'arte diversa, affascinante e - sì -imbarazzante (come sempre ciò che stimola a pensare...) : l'arte di Serena Fazio.

"Chiave" in senso  musicale ed esistenziale (dove è poi la differenza?):un violoncello/uomo , una forma/donna.Fusione amore.Silenzio che apre al suono.Astri pianeti lune soli (i tuoi mondi segreti,Serena...) come simboli-presenze del "saputo" invisibile. Che si fanno specchio quando un nero anello ne conferma il rotondo, ed in esso tutto il rosa si addensa, il venato rosa sfuggito al pallido volto di "lei". Che, poi, si narra la fiaba  dei due fenicotteri in direzioni opposte, il sole arancio a picco su di loro, la grande colomba entrata a volo nell'angolo alto di un quadro gioioso la cui semplicità non deve trarre in inganno.

Molti altri racconti ha in serbo Serena, e ricerca ostinata di altri movimenti, nuove linee, insoliti arditi accostamenti cromatici. Senza aggredire e senza voler piacere.Forte di una pienezza artistica che di anno in anno in lei matura e cresce.Così come ormai il quadro le sta diventando "strtetto" e i sempre più evidenti segni/volume preannunciano un imminente esprimersi in scultura.Allora avremo una magia di silenzio-musica, continuità plastica nello spazio.

                                                                                    VITTORIA PALAZZO


Notizia inserita il 01.10.07